Crespi d’Adda e il villaggio operaio Patrimonio Unesco

Cimitero Crespi

Cimitero Crespi d’Adda

Crespi d’Adda è il villaggio operaio meglio conservato di tutto il sud Europa. Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 1995 è oggi meta di numerosi turisti che ne popolano le strade durante tutto l’anno.

Cos’è un villaggio operaio?

Crespi prende il nome dalla famiglia Crespi, i proprietari dell’azienda tessile che a fine Ottocento costruirono un villaggio all’interno del quale potessero vivere i loro dipendenti con le famiglie. A ciascun lavoratore venne data una casa con orto e giardino. Inoltre il villaggio forniva ai suoi abitanti tutto ciò di cui avevano bisogno: chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici…
La vita della comunità ruotava attorno alla fabbrica tessile e ai suoi orari e proseguiva come in una qualsiasi cittadina. La famiglia Crespi osservava tutto dal suo castello e provvedeva ai fabbisogni di tutti i lavoratori 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

Chiesa Crespi

Chiesa Crespi d’Adda

E oggi?

Oggi il villaggio di Crespi è ancora abitato e gran parte della popolazione è costituita dai discendenti degli operai che vi hanno vissuto e lavorato. Ma è soprattutto meta di turisti, scolaresche e curiosi. Tutte le visite si svolgono nel massimo rispetto degli abitanti e permettono di vedere esclusivamente dall’esterno:

– L’ingresso del cotonificio di Crespi
– I capannoni della fabbrica
– La villa-castello della famiglia Crespi
– Le case operaie
– Le ville destinate a direttori, capireparto e impiegati
– Il lavatoio, che permetteva alle lavandaie di lavare i panni vicino alle case.

E’ invece possibile accedere alla chiesa (una copia perfetta di quella di Busto Arsizio, città di origine della famiglia Crespi) e al cimitero, all’interno del quale si erige una piramide maestosa, destinata alla sepoltura dei Crespi..

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Lavatoio Crespi d’Adda

Curiosità

Nel 2013 la fabbrica è stata acquistata dal Gruppo Percassi. A quale scopo? Ancora non si sa, ma di certo aspettiamoci qualche sorpresa!

 

Bergamo alta: come arrivarci e cosa mangiare

E’ la prima volta che scrivo un articolo su Bergamo e ne sono molto felice!
Come alcuni di voi già sapranno, sono nata e cresciuta in provincia di Bergamo, che considero la mia città, andandone anche fiera! E’ vero, abbiamo un accento forte e in televisione o alla radio facciamo un po’ ridere, ma la nostra città non ha nulla da invidiare alle metropoli come Milano.
Oggi voglio soffermarmi a parlare di Città Alta. Se vi trovate a Bergamo, non potete non visitarla!!!

Cos’è Città Alta e perchè si chiama così?

Bergamo è divisa in Città bassa e Città Alta, da qui la battuta che tutti voi avrete fatto almeno una volta “Bèrghem de sura o de sota?“.
La parte alta è un piccolo borgo medievale, Alta perché si trova in collina e dalle sue mura si ha una vista su tutta la città. A proposito, forse a luglio 2017 riusciremo a raggiungere il tanto ambito traguardo di far inserire le mura venete nei beni patrimonio dell’Unesco! Spero davvero di potervi confermare questa notizia tra un paio di mesi!
Il modo migliore di raggiungere Città Alta a mio parere è a piedi. Certo, la funicolare è più comoda, ma camminando è tutta un’altra cosa! Il sentiero più veloce è quello che si trova proprio a lato della funicolare.


Cosa mangiare a Bergamo?

Una volta giunti in Città Alta, fermatevi ad assaggiare la Polenta Osei, il dolce tipico nato dall’invenzione di un pasticcere, che ha voluto dare alla polenta un nuovo aspetto, quello dolce.
Consiste in una cupola fatta di pan di spagna imbibito di liquore d’arancia, ricoperta di pasta di mandorle gialla (a ricordare la polenta, appunto) e sopra uccelletti di cioccolato o marzapane. Una vera delizia!!!
Vi consiglio di comprare anche una bottiglia di acqua, perchè la Polenta osei è dolcissina e vi verrà sete!
Se la mangiate da soli, prendete quella più piccola che hanno, è un vero mattone 🙂

Se invece volete fare un pranzo bergamasco, dovete mangiare i casoncelli. Non potendovi invitare a casa mia (modestamente mi escono molto bene :P) vi consiglio di provarli al Fly Pub, insieme a una delle loro squisite birre, tutte artigianali!

…vi aspetto a Bergamo!

3 zoo europei che non potete non visitare

Instancabile giramondo_zoo

Quando viaggiamo è giusto dare la precedenza alle principali attrazioni artistiche e culturali della città, a volte però è bello anche prendersi una pausa dallo stile di vita locale e dedicarsi a qualcosa di più “blando”. Soprattutto se siamo in viaggio con bambini, gli zoo possono rappresentare un buon momento di svago.

Durante i miei viaggi, mi capita spesso di dedicare del tempo a zoo e parchi in generale, sopratutto con il bel tempo adoro stare all’aria aperta e passeggiare tra la natura e gli animali.
Ecco quindi tre zoo che dovete assolutamente visitare se vi trovate in quella città!

  1. Valencia. Uno degli zoo più belli che abbia mai visto! Sarà che in Spagna ogni azione, anche le più comuni e quotidiane, assumono un’aria diversa, ma passeggiare all’interno del Bioparco è stata un’esperienza fantastica! Ciò che rende davvero unico questo parco è il fatto che non vedrete nessun animale in gabbia. Ciascuna specie vive libera nel suo habitat naturale all’interno del quale i visitatori possono accedere, ovviamente nel totale rispetto degli animali.
    L’ingresso ha un costo di 23,80€ e potete pre-acquistare il vostro biglietto a questo link. Il mio consiglio è di unire la visita al bioparco con quella all’oceanografico, anch’esso estremamente bello! In questo caso, concedetevi un’intera giornata per le due visite, ne sarete soddisfatti!
  2. Berlino. Il Zoologischer Garten Berlin è uno dei più grandi e antichi zoo della Germania. Fin dall’ingresso il parco appare molto maestoso, grazie alla gigantesca porta degli Elefanti in stile asiatico, che per molti berlinesi è un vero e proprio monumento della città. Tuttavia non è la sola entrata, è possibile infatti accedere allo zoo anche attraverso la porta dei Leoni.
    Molto suggestiva è la Gabbia degli uccelli, un percorso guidato sopraelevato che offre un punto di vista privilegiato sulle diverse specie di volatili.
    Lo zoo è aperto 365 giorni all’anno e la visita ha un costo di 14,50€. Io sono stata soltanto allo zoo ma, se volete, potete affiancare la visita all’acquario, per un costo totale di 20€. Potete acquistare i biglietti online a questo indirizzo.
  3. Vienna. Una città che è stata per me una piacevole sorpresa. Vienna ospita il Giardino zoologico di Schönbrunn, una delle attrazioni culturali e ricreative più visitate della capitale austriaca, nonché uno degli zoo più antichi al mondo.
    Il parco zoologico ospita oltre seicento specie animali, alcune delle quali a rischio di estinzione. Parte del ricavato della vendita dei biglietti infatti viene destinato ad alcuni progetti di tutela delle specie a cura dello zoo stesso. Anche lo zoo di Vienna è aperto 365 giorni all’anno e ospita delle oasi tropicali che offrono un’eccezionale esperienza climatica soprattutto nei mesi invernali, nello specifico l’acquario-terrario con la barriera corallina, la voliera e la serra della foresta pluviale, che riproduce una giungla del sud-est asiatico.
    L’ingresso ha un costo di 18,50€ ed è pre-acquistabile online a questo link.

Come l’Interrail mi ha (in parte) cambiato la vita

Instancabile giramondo_interrail

Correva l’anno 2011. Era per me l’anno della maturità, il primo traguardo importante per tutti gli studenti. L’anno della libertà, l’anno delle scelte, ma anche l’anno dei sacrifici, dello studio e delle notti insonni…

Mi meritavo un bel viaggio, uno di quei viaggi che ti lasciano a bocca aperta. Da qui l’idea di partire con un carnet di 8 corse spendibili su tutti i treni francesi (TGV esclusi).

Perchè la Francia? Con la fine del liceo linguistico ho concluso 8 anni di studio della lingua francese, l’unica che mi abbia davvero appassionata.

Sono partita con uno zaino in spalla: un paio di scarpe, un paio di leggins, un golfino, qualche canotta, qualche paio di shorts, calzini e intimo. Ho iniziato quest’avventura di 20 giorni con l’idea di passare una settimana in Costa Azzurra e poi risalire verso Parigi.

Il meteo è stato il primo ostacolo da affrontare: pioggia e freddo. E così il programma è cambiato, i giorni al mare sono stati solo 4 e quelli a parigi 6.

È stato un viaggio che mi ha portata in città uniche: Antibes, Cannes, Toulon, Marseille, Arles, Avignon, Lyon, Bourge en Brasse, Orléans, Rouen e Paris.

Oggi, a distanza di 6 anni, sono sempre più convinta del fatto che quello che sono ora, lo devo in parte a questo fantastico viaggio! Mi ha insegnato il coraggio di buttarsi in un’avventura senza avere la minima idea di quello che si incontrerà. Mi ha insegnato a superare la paura, quando sono le 11 di sera, sei in un paesino sperduto nel nulla, sotto il diluvio, e senza un posto in cui dormire. Mi ha inseganto a cavarmela da sola. Mi ha insegnato ad adattarmi alle circostanze, ad essere meno schizzinosa e a guardare meno l’apparenza e più gli aspetti profondi delle cose. Mi ha insegnato a portare pazienza quando, dopo aver camminato 15km sotto la pioggia e aver preso 2 treni, trovi un ostello in cui dormire e vorresti solo buttarti sul letto, mentre in realtà devi metterti ad asciugare col phon l’unico golfino che hai, perchè la mattina seguente ti servirà ancora.

È un’avventura che consiglio a chiunque, soprattutto a chi vive con le fette di salame sugli occhi. A chi pensa che viaggiare significa stare sdraiati 8 ore sotto l’ombrellone. A chi si lamenta continuamente di quello che c’è in tavola. A chi in un hotel 4 stelle dorme con le lenzuola portate da casa.

Viaggiare è l’unica cosa che compri, che ti rende più ricco”

Per maggiori informazioni e per scoprire i prezzi e le possibili destinazioni visitate il sito ufficiale.

Como: cosa vedere in una giornata

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Vi avevo parlato di Como recentemente, in un articolo in cui elencavo le 5 città più romantiche d’Italia e, siccome l’aria di lago fa sempre bene, ho deciso di andarci per Pasqua e Pasquetta.
Ho già scritto riguardo Villa Carlotta, dove ho trascorso la giornata di domenica, ora voglio darvi qualche consiglio riguardo Como.

Cosa vedere a Como in una giornata

Il centro città è abbastanza piccolo ed è quindi facilmente visitabile a piedi. A farla da padrone è il Duomo che s’impone alla vista dei turisti; si tratta del terzo edificio religioso della Lombardia, dopo il Duomo di Milano e la Certosa di Pavia. Situato poco distante dal lungolago, è chiamato anche “La Cattedrale del Lago”. Ed è proprio sulla sponda alla spalle del Duomo che si trova la funicolare per Brunate. Famosa soprattutto per la vista mozzafiato, Brunate in realtà è una meta molto conosciuta per gli appassionati di Trekking, da lì infatti partono numerosi percorsi, alcuni dei quali sono adatti anche ai meno allenati. Il biglietto ha un costo di 5,50€ andata e ritorno.

Salendo con la funicolare, circa a metà del tragitto, potreste vedere un cannone rosso e blu. Non preoccupatevi, non è un allucinazione, esiste davvero! Si tratta del “Cannone di Mezzogiorno”. Costruito nel 1912, aveva la funzione di tenere a bada la grandine sui vitigni di Garzola. Tuttavia pare che il cannone non sia stato in grado di adempiere ai suoi compiti, così gli venne assegnato un nuovo ruolo: quello di scandire la giornata dei comaschi, avvisandoli allo scoccare del mezzogiorno!

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Il pomeriggio potreste dedicarlo a una visita a Villa Olmo, uno dei simboli della città di Como. Attualmente la Villa è in fase di restauro, rientra infatti nel progetto “Tra ville e giardini del lago di Como: Navigare nella conoscenza”, che ha lo scopo di realizzare un polo culturale al servizio del cittadini. Si tratta di un tentativo di dar nuova vita alla Villa, favorendone l’inserimento all’interno di una rete più ampia di siti dedicati alla ricerca scientifica, alla cultura e alla divulgazione. Il 9 aprile per la prima volta il Comune di Como ha deciso di aprire le porte del cantiere di Villa Olmo, dando vita a una serie di visite guidate della durata di 30 minuti.

Per conoscere tutti i dettagli del progetto e per prenotare la vostra visita guidata, visitate il sito della Villa.

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Villa Carlotta: museo e giardino botanico a due passi da Como

Villa Carlotta

Villa Carlotta venne fatta edificare alla fine del 1600 dal marchese Giorgio Clerici e oggi rappresenta un punto di attrazione per tutti i turisti, per lo più inglesi e tedeschi, che popolano le sponde del lago, soprattutto in primavera ed estate.

La Villa si trova a Tremezzo ed è facilmente raggiungibile in battello, da Como o Varenna. Se invece decidete di arrivarci in auto, siate pronti ad una e vera e propria caccia al parcheggio. Nei pressi della Villa ce ne sono pochi e tutti a pagamento.

Gli interni della villa costituiscono un vero e proprio museo con opere del Canova, di Thorvaldsen e Hayez. La presenza di questi capolavori è stata resa possibile grazie a Giambattista Sommariva, secondo proprietario della Villa, nonché collezionista d’arte, che ha reso Villa Carlotta una tappa obbligatoria per tutti gli intellettuali dell’Ottocento.

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Ma c’è di più, il parco della Villa è un giardino botanico di circa 8 ettari adornato di rododendri, azalee e piante e fiori di specie rara. I viali del giardino si percorrono a piedi ed è possibile seguire due diversi percorsi, uno più corto della durata di 30 minuti e uno più lungo, un’ora e mezza di passeggiata immersi nel verde e con una splendida vista lago a rendere il tutto più romantico.

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Seguendo le frecce poste lungo il sentiero si arriva al punto più alto del giardino, collocato in mezzo ai monti e affacciato sul Lago di Como.

Per il pranzo sono state allestite due aree picnic: una al coperto nell’antica serra monumentale e una all’aperto all’ingresso del giardino dei bambù. Se non siete forniti del pranzo al sacco, all’interno dell’antica serra c’è anche una caffetteria dove poter mangiare. In alternativa, al di fuori del parco, ci sono una serie di ristoranti, tutti dotati di una terrazza che si affaccia sul lago. Il mio consiglio però è quello di pranzare nel giardino botanico, immersi nella natura e nel verde. Il biglietto è giornaliero e potete fermarvi tutto il tempo che volete!

L’ingresso alla Villa ha un costo di 10€ per gli adulti, ma c’è anche la possibilità di prendere parte a delle visite guidate focalizzate sul Museo o sul parco oppure su entrambi. La durata di ogni visita è di 2 ore ed il costo è di 12 euro a persona.
Per maggiori informazioni e per prenotare, potete consultare il sito ufficiale di Villa Carlotta.

 

 

#MyTravelRules

Eccomi qui a parlarvi delle mie regole di viaggio! #MyTravelRules nasce da un’idea di Daniela, di The Daz Blog, e ha lo scopo di condividere tutte le abitudini  che ci accompagnano in ogni viaggio.

Le mie non sono delle vere e proprie regole, sono più che altro una serie di oggetti che non possono mai mancare nella mia valigia e che mi accompagnano ovunque!

  1. Le mie scarpe da ginnastica che adoro! Sì, magari non sono il massimo della bellezza, ma per me è stato amore a prima vista e sopratutto sono comodissime. Non mi sembra nemmeno di averle! I chilometri e le salite non sono più un problema per me!
  2. Una cartina della città in cui mi trovo. Non sono mai stata brava nell’orienteering, anzi sono alquanto pessima, anche se molto spesso la memoria visiva mi ha consentito di non perdermi. La cartina mi permette di tenere sotto controllo tutti i principali punti di attrazione della città e di non perderne nemmeno uno!
  3. Le lenti universali per smartphone, regalo di Natale più che gradito! Le grandi dimensioni di palazzi e chiese non fanno da ostacolo alla mia voglia di fotografare, le lenti infatti non servono solo a zoomare, consentono anche di rimpicciolire gli edifici per farli stare comodamente sullo schermo!
  4. Un articolo in cui si parla di tutte le tradizioni culinarie e dei piatti tipici del paese che sto visitando. Soprattutto se mi trovo all’estero, sono solita lasciare a casa la cucina italiana. Non si può dire di conoscere davvero un luogo se non si ha pranzato in mezzo alla gente del posto, apprezzandone i sapori e i gusti.
  5. La Polaroid. In ogni luogo che visitiamo, io e il mio ragazzo abbiamo l’abitudine di scegliere la via, la piazza, il panorama che preferiamo e farci immortalare in una bellissima fotografia istantanea, che al ritorno dal viaggio attaccherò sulla mia scratch map. Ovviamente solo dopo aver grattato la cartina piena di soddisfazione!

E voi? Quali sono le vostre regole di viaggio?
Per partecipare non dovete far altro che elencare le vostre usanze, usando il tag #MyTravelRules e citando The daz box, il blog da cui è nata questa bellissima idea!

Hostess di volo: tutti i segreti del mestiere

Nel settore turistico uno dei lavori più ambiti è l’assistente di volo, soprattutto per le donne. Tutte noi abbiamo sognato almeno una volta di lavorare come hostess, sentendoci cittadine del Mondo e visitando tutti i Paesi.
Paradossalmente però a frenarci è la paura che, essendo sempre in volo, la vita sociale venga meno, impedendo la costruzione di un rapporto stabile o la creazione di una famiglia.
I dubbi e le curiosità sono molti, per questo ho deciso di intervistare Manuela, che mi ha raccontato la sua vita di hostess con molto entusiasmo!
Dalle sue risposte fuoriesce la passione per il suo lavoro, ciò ha fatto che sì che mi lasciassi trasportare dalle sue parole. In conclusione direi che sono molto soddisfatta e ci tengo a ringraziare nuovamente Manuela!

E ora l’intervista, spero vi piaccia…

Da quanto tempo lavori come hostess e per quali rotte?
Lavoro in questo campo da quasi un anno, diciamo che sono ancora abbastanza nuova, ma senza dubbio è un settore che permette di fare esperienza rapidamente, devi imparare e applicare tutto quello che ti è stato insegnato praticamente da subito.
Io faccio rotte principalmente europee (ma non solo), questo significa che i miei voli sono tutti pressoché brevi e dopo una giornata di lavoro posso tranquillamente tornare a casa, salvo imprevisti. Tutto può succedere in questo lavoro.

Cosa ami del tuo lavoro?
Ci sono esperienze che ti illuminano la giornata; ogni giorno passeggeri diversi, lingue diverse, culture diverse, ma soprattutto storie diverse.
Ricordo di una coppia abbastanza anziana, se non sbaglio erano diretti a Palma di Maiorca, viaggiavano energici e con il sorriso; prima di scendere dall’aereo la signora mi dice “Mio marito è guarito dal cancro, stiamo andando a festeggiare, grazie del passaggio”. Questi racconti fanno restare a bocca aperta e scaldano il cuore, non puoi far altro che affezionarti al tuo lavoro.

Quante e quali lingue parli?
Ho studiato inglese, francese, spagnolo e un po’ di giapponese, ma ovviamente quella che pratico e parlo quotidianamente è l’inglese, le altre purtroppo è complicato tenerle sempre attive. Credo che presto rivolgerò le mie attenzioni alle basi del tedesco.

Come sei arrivata a scegliere questa occupazione?
Semplicemente mi ci sono buttata a capofitto e all’improvviso. Non è stata una scelta pensata e meditata, è stato un tentativo conclusosi bene che si è trasformato in desiderio e passione. Quando ho realizzato di essere stata selezionata è scattata la scintilla, ho dedicato tutto l’impegno possibile al corso e allo studio, e ne è valsa la pena.
Ovviamente oltre alla “scintilla”, si è scatenata l’ansia poichè questo avrebbe stravolto completamente e rapidamente la mia vita, ma era un cambiamento che stavo aspettando.

Quali pensi che siano 3 caratteristiche fondamentali che un hostess dovrebbe avere?
Se dovessi sceglierne solo 3 credo proporrei l’altruismo, se non sei in grado di pensare agli altri, questo lavoro non fa per te; devi occuparti e preoccuparti della sicurezza di tutti. Un’altra caratteristica necessaria è la determinazione, se non ci fosse determinazione probabilmente non si andrebbe oltre il corso di preparazione, dopo di che, e su questa non ho alcun dubbio, tanta tanta pazienza e apertura mentale poichè sei lì proprio per prenderti cura delle persone e non per giudicarle, ne capitano davvero di tutti i colori.

Molte ragazze pensano che lavorare come hostess sia da ostacolo alla creazione di una famiglia o comunque di una relazione stabile. E’ davvero così?
In realtà credo dipenda molto dalla compagnia per cui lavori e dai voli che fai. Ci sono compagnie che, facendo voli brevi e giornalieri, non creano alcun ostacolo in questo. Conosco persone che hanno marito/moglie e figli e continuano a volare senza nessun problema.
Invece può capitare, specialmente all’inizio, di non avere come base la tua città; io per esempio adesso sono in Germania e, per ora, tutti i miei voli partono e finiscono qui, questo significa che mi sono dovuta trasferire qui allontanandomi dal mio ragazzo; ci sono coppie che non ce la fanno e coppie che resistono. Qui tornano le caratteristiche che ho elencato poco fa: determinazione e pazienza. Se si è innamorati, il tempo di vedersi lo si trova, così come il modo di venirsi incontro.

Esistono le hostess, ma esistono anche gli steward. Pensi ci siano differenze tra i due nello svolgere questo lavoro?
Sinceramente non credo ci siano differenze sostanziali, maschio o femmina non conta, il lavoro resta lo stesso per entrambi. Se non per il fattore estetico, noi ragazze abbiamo molte più cose di cui occuparci prima di andare a lavoro.

Cosa consiglieresti alle ragazze che vogliono intraprendere una carriera da assistente di volo? Quale percorso scolastico ritieni possa essere il più adeguato?
Di certo sapere più lingue e avere un buon inglese vi aiuterà molto quindi, se dovessi consigliare un percorso scolastico, sicuramente direi qualcosa legato alle lingue. Se avete qualche indecisione, buttatevi, andando avanti vi si chiarirà tutto; se è quello che volete fare, lo capirete. Tentate, non credete di non essere all’altezza perchè potrete ricredervi.
Ah, nel caso voleste intraprendere questo percorso, attenzione a dove fate i tatuaggi! Molte compagnie hanno regole ferree su questi!

Molti credono che lavorare come hostess sia bello perchè si visitano molte città. Quanta verità c’è in questa affermazione? Quanto tempo libero hai effettivamente a disposizione per visitare la città dopo l’atterraggio?
Diciamo che personalmente visito molti aeroporti piuttosto che molte città. Nel mio caso, poco dopo l’atterraggio si riparte subito per tornare indietro. Senza dubbio questo dipende dalla compagnia per cui lavori, se fai tratte lunghe sicuramente avrai l’occasione di visitare più posti.

Quali sono le tue principali responsabilità di hostess?
In genere si pensa che le hostess e gli steward siano “i camerieri dell’aereo”, non rendendosi conto della preparazione che c’è dietro ad ognuno di loro. Devono occuparsi della sicurezza dei passeggeri, della crew e dell’aereo: in caso d’emergenza o d’evacuazione i passeggeri dovranno seguire le loro istruzioni. Le noccioline e il caffè passano in secondo piano.

Deduco che la tua vita e i tuoi impegni extra-lavorativi ruotino intorno ai voli che devi fare, come ci si abitua a ciò?
Fortunatamente vivo in un paesino abitato quasi esclusivamente da cabin crew, quindi tutti conoscono i ritmi di questo lavoro e ci si organizza di conseguenza. Ovviamente i week end non esistono più, dopo un po’ si perde il conto dei giorni della settimana e il tuo week end consiste nei tuoi primi giorni di riposo, che possono benissimo trovarsi nel bel mezzo della settimana.

Ora come ora, pensi che in futuro potresti stancarti del tuo lavoro?
Ora come ora no, mi piace e mi dà soddisfazione. E’ stato un salto nel vuoto, eppure al momento non riesco ad immaginarmi in altro modo. Chissà in futuro.

Se avete altri dubbi o curiosità, scriveteli nei commenti e vi risponderemo il prima possibile!

 

Perchè fare l’erasmus? I consigli di un’esperta!

 

 

Oggi parleremo di erasmus e lo faremo insieme a Simona, una mia cara amica che ha vissuto all’estero per quasi due anni. La prima volta appunto in Erasmus, ad Heidelberg. La sua prima esperienza all’estero è stata seguita da una seconda in Francia, più precisamente a Lione. In questo caso si trattava di un progetto a doppio titolo di laurea.
Ho preparato per Simona una serie di domande e devo dire che sono rimasta soddisfatta da tutte le sue risposte! Ci tengo anche a ringraziarla per avermi portato queste foto. Di seguito l’intervista…

Da cosa è nato il tuo desiderio di fare l’erasmus?
Ho iniziato a desiderare di fare l’erasmus già dal primo anno di università. Da studentessa di lingue e letterature straniere credevo sinceramente che dovessi immergermi nel mondo reale dove si usava quotidianamente la lingua che studiavo per assaporarne a pieno anche la cultura. Da lì la mia scelta è ricaduta sulla Germania perché sentivo che mi si potesse aprire un nuovo mondo davanti.

Essendo stata due volte a vivere all’estero, deduco che la prima esperienza sia stata del tutto positiva. Quando è stato il momento in cui hai capito di voler ripartire?
Assolutamente sì, la mia prima esperienza è stata positiva. Già durante i primi mesi all’estero sentivo che avrei voluto ripetere l’esperienza, ma in un altro Stato europeo, proprio per i motivi detti poco fa. In questo modo avrei potuto riscontrare, con spirito più critico, anche le differenze tra i diversi paesi.

Ci racconteresti un momento particolare, che porterai sempre nel cuore?
D’impulso mi verrebbe da dirti i saluti al momento del rientro, con tutte le persone a me più care, sia dopo i mesi in Germania, sia dopo quelli in Francia. Sono stati momenti in cui, come un flash, mi sono passati davanti gli attimi condivisi con ciascuna di quelle persone in quei mesi e ogni persona, a suo modo, è stata unica. Lo sguardo che ci si scambia quando si sa che per un bel po’ non ci si vedrà a mio avviso è unico: uno sguardo di gratitudine e una promessa, allo stesso tempo!

In che modo pensi ti abbiano cambiata queste due esperienze?
Non direi che mi abbiano davvero cambiata. Sicuramente però ti direi che sono stati momenti importanti del percorso che mi ha condotto ad oggi. E’ come se quello che si impara quando si inizia una vita lontani dalle proprie abitudini permettesse di aggiungere dei nuovi tasselli al complicato puzzle di ciascuno di noi.

Vivendo all’estero per quasi due anni, di certo avrai avuto modo di guardare l’Italia con occhi diversi, un po’ da spettatrice. Come pensi sia cambiata la tua percezione del nostro paese dopo gli erasmus?
A pelle, quando sono tornata dopo i mesi all’estero mi capitava di essere per strada, nei luoghi pubblici e di immaginarmi la quotidianità tedesca e francese, ma quello che vedevo attorno a me cozzava un po’ con ciò che avevo in testa. Dopo un po’ passa, ma inizialmente avevo un po’ perso la concezione delle abitudini e dei ritmi italiani. D’altra parte, però, ti direi che non ho mutato le idee sul nostro Paese: criticità e punti di forza ci sono ovunque, in Germania, come in Francia e in Italia!

Consiglieresti maggiormente un erasmus a Heidelberg o a Lyon? Quali differenze hai trovato tra i due Paesi?
Ho amato entrambe le città. Heidelberg è un gioiellino tra le colline, dicono sia la città più romantica della Germania. Lione è la terza città francese, quindi è forse più dinamica, oserei dire più moderna, sempre nel rispetto delle sue tradizioni. Molto tedesca la prima e molto francese la seconda, d’altra parte ti direi cosa in realtà le rendeva un po’ simili in un certo senso: entrambe briose e con molte chances da offrire ai loro abitanti: eventi culturali, una buona offerta accademica per gli studenti, collegamenti efficienti per potersi muovere e viaggiare, luoghi di svago…

 

 

Per molti andare in erasmus è un po’ come andare ne paese dei balocchi: feste, divertimento e poco studio… E’ davvero così?
C’è la possibilità di divertirsi e svagarsi con feste, serate, gite. Tuttavia bisogna impegnarsi molto, soprattutto perché ci si interfaccia con abitudini accademiche diverse dalle nostre.

Se dovessi tornare indietro, sceglieresti ancora le stesse mete?
Assolutamente sì, sono felicissima di aver vissuto e fatto un pochino mie Heidelberg e Lione.

In un recente articolo ho parlato della wanderlust. Tu pensi di esserne vittima?
Domandona! Lo credevo. Sicuramente amo viaggiare e a volte lo sento come un bisogno, quasi fisiologico. Ma poi mi piace anche fermarmi un po’ nei posti per costruire qualcosa lì e non fuggire e cambiare subito meta in maniera repentina.

Pensi che questa tua voglia di visitare il mondo sia dovuta anche all’erasmus? Di certo si tratta di un’esperienza che apre la mente verso culture e modi di vivere diversi dal nostro…
Riguardo a questo assolutamente sì,. Interfacciarsi con nuove culture e farne esperienza positiva di sicuro alimenta la voglia di ripartire e da’ lo stimolo giusto per rimettersi sempre in gioco.

Qualche consiglio per quelli che andranno in erasmus o sono indecisi se farlo oppure no?
Ponderate bene la vostra scelta e ponetevi degli obiettivi. Ma allo stesso tempo rischiate e buttatevi! Sono esperienze a medio termine e quindi, proprio per la loro essenza, è giusto che siano anche vissute affidandosi a quello che si crea giorno dopo giorno, perché ognuno vive le esperienze a suo modo. Come per tutte le cose della vita, non ci sono due Erasmus uguali, ma ciascuno è irripetibile e sarete soltanto voi i protagonisti del vostro!

 

 

Due esperienze senza dubbio molto belle, ricche ed interessanti! Che dite? Vi ha convinti a fare i bagagli? Per maggiori informazioni sulla città di Heidelberg rileggete il mio articolo “Benvenuti ad Heidelberg!”

 

 

Sei davvero vittima della Wanderlust? Scoprilo qui.

“Wanderlust”. Una parola che avrete sentito molto spesso. Ma forse in pochi sanno davvero rispondere alla domanda: cosa è la Wanderlust? 
Si tratta di una parola di origine germanica, composta da wandern, che significa camminare, e da lust, ossia desiderio.

Si tratta quindi di un’irrefrenabile voglia di viaggiare, di scoprire il mondo. Un desiderio profondo che, per fortuna a mio parere, accomuna molte persone. È un mix di curiosità e passione per i viaggi. La cosa che mi piace di più è che nessuna traduzione della parola wanderlust rende a pieno il suo senso. È una parola talmente perfetta così come è che risulta persino sprecato qualsiasi tentativo di tradurla.

Ti ritieni una vittima della wanderlust? Pensi che viaggiare sia diventato per te una sorta di malattia? Se ti rispecchi in questi 6 punti, ahimè, benvenuto nel club!

  1. I regali che preferisci sono weekend fuoriporta, guide di viaggio, biglietti aereo… Vorresti qualcuno che il giorno del tuo compleanno ti bussasse alla porta con la valigia e ti portasse in una qualsiasi meta a te sconosciuta. Mare, montagna, città… Non importa! E non solo ami riceverli, ti piace anche regalare viaggi ed esperienze alle persone cui tieni di più!
  2. Quando hai ospiti a casa mostri con orgoglio la tua collezione di fotografie. I momenti più belli di ogni tuo viaggio sono lì, in quella montagnetta di portafoto o su quella parete di casa che ti rende così fiero/a!
  3. Ti senti un esperto in tema di viaggi. Tutti gli amici e i parenti prima di partire ti chiedo qualsiasi tipo di informazione e consiglio e tu senti di poter dispensare utilissimi consigli di viaggio, ne hai per tutti.
  4. Nulla ti rende più felice della sensazione che provi quando hai appena prenotato il tuo prossimo viaggio. La tua mente inizia a lavorare così tanto con la fantasia che in qualche secondo ti sei già immaginato tutta la città. Ma quale città? Tutte le spiagge, i tramonti… sì insomma, l’intera vacanza!
  5. Passi ore ed ore su Instagram, Tripadvisor, Google immagini, cercando foto e recensioni di luoghi che vorresti visitare. E molto spesso finisci per innamorarti di un posto solamente grazie alla foto che vedi e ai racconti che leggi. La tua lista dei luoghi da visitare diventa sempre più lunga, tanto che inizi a temere di non avere abbastanza tempo per vederli tutti.
  6. Non sai scegliere quale sia la tua meta preferita in assoluto tra tutti i luoghi che hai visitato. Ognuno di essi ti ha donato qualcosa di sè, ognuno ti è sembrato unico a modo suo e proprio non riesci a decidere quale sia il più bello. E dopo un po’ che ci pensi, inizi a giustificarti dicendo che il più bello in assoluto forse devi ancora trovarlo, ma sai già che probabilmente non lo troverai mai, perchè ogni luogo possiede un tesoro al suo interno e tu lo sai bene!

La tua tesi è stata confermata, vero? Sei una vittima della wanderlust al 100%.
Sai che ti dico? Bene così! Continua a viaggiare e ad alimentare la tua voglia di girare il mondo. Di certo non te ne pentirai!